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Brilli, un pomeriggio in Hospice
Avrei così tante cose da dire su questo servizio, la prima è che dopo tanto tempo mi sono sentita nuovamente al mio posto. Dove dovevo essere. Con chi dovevo essere.
Avrei così tante cose da dire su questo servizio, la prima è che dopo tanto tempo mi sono sentita nuovamente al mio posto. Dove dovevo essere. Con chi dovevo essere. A fare quello che dovevo fare: nessun miracolo, nessuna azione che verrà ricordata negli annali o nei libri di storia, nessun atto eroico. Solo a tenere compagnia, a portare un sorriso dove possibile, a regalare un momento di spensieratezza, anche qualche lacrima.

Abbiamo fatto tante cose nelle stanze dove  ci hanno accolto pazienti e parenti: cantato, letto poesie, imitato personaggi dei cartoni, ballato. Soprattutto portato un po’ di sollievo.

E all’improvviso ti rendi conto di quanto sia importante ogni piccola cosa che facciamo per le persone che incontriamo sul nostro cammino.

Il racconto più bello arriva da una giovane degente che ci racconta che la cugina (o sorella... non ricordo) è cosi entusiasta e piena di gratitudine per quanto facciamo che si è fatta tatuare  il nostro motto e il nostro simbolo. Per sempre con lei, per sempre su di lei.

Ho pianto, in silenzio. E non me ne vergogno.

Ed ho (quasi) pianto anche quando ho riconosciuto in un paziente i tratti di una persona che per anni ho visto week end dopo week end in ogni pub e bar del mio paese. Una di quelle presenze silenziose che appartengono alla tua vita senza farne parte, ma che comunque riempiono sprazzi di vita quotidiana. Tornata a casa  ho rimpianto di non essere passata nella sua camera a stringergli la mano e a ringraziarlo per ogni rosa o accendino che ha cercato di vendermi (e si, era proprio il venditore di rose del mio paesino...).

Mi stringo strette le mie compagne di servizio. Per avermi chiesto prima come stavo, per essermi corse incontro quando hanno visto un po’ in crisi, per avermi chiamato dopo, per avermi fatto ridere, per aver mangiato la torta insieme, per aver cantato, ballato, giocato.... vissuto

Ciò che ci unisce durante i servizi non si può spiegare a parole. ma si vive con tutto il cuore.

E cosi ho rivissuto una delle lezioni che ho imparato nella mia vita: fermati quando sei stanca, guardati intorno e respira a fondo. Ma rialza in fretta la testa e fissa  dritto negli occhi ogni tua paura,  è il solo modo per sconfiggerla.

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